Anche un semplice tè può essere di troppo

Matteo, 19 anni, è un giovane appassionato di cultura giapponese: frequenta regolarmente fiere ed eventi a tema orientale e pratica sia yoga che judo.
Per migliorare le proprie prestazioni nelle arti marziali assume abitualmente integratori di creatina, limitandosi però a dosaggi contenuti (circa 2 g/die), con l’obiettivo non tanto di aumentare la massa muscolare quanto di favorire un generale equilibrio psicofisico.
È affetto da allergia stagionale ai pollini, in particolare graminacee, betulla e nocciolo, e durante i periodi di fioritura utilizza una terapia sintomatica composta da fexofenadina 180 mg alla sera e da uno spray broncodilatatore/cortisonico contenente formoterolo (6 µg) e beclometasone (100 µg).
Nonostante ciò, conserva una certa diffidenza verso i farmaci, che percepisce come potenzialmente pericolosi rispetto agli integratori, considerati più “naturali” e quindi più sicuri.
Navigando online alla ricerca di informazioni su salute e benessere, Matteo incontra un sito che descrive come la teofillina — un broncodilatatore metilxantinico utilizzato anche nella terapia dell’asma — sia presente, seppure in basse concentrazioni, nel tè.
Affascinato da questa notizia e convinto di poter ridurre l’uso di farmaci, decide di sostituire l’antistaminico con un consumo elevato di tè verde, già noto per le sue presunte proprietà antiossidanti. Sperimenta questa “strategia terapeutica” per circa due settimane, senza tuttavia ottenere alcun miglioramento.
Al contrario, una sera sviluppa una crisi asmatica severa, evento che non si verificava da tempo.
Decide quindi di riprendere la terapia abituale, continuando però a consumare grandi quantità di tè verde.
Nonostante il ritorno ai farmaci, i sintomi respiratori rimangono insolitamente intensi e persistenti. Che cosa può avere alterato il controllo dell’asma e ha reso la terapia meno efficace rispetto al passato?