Calma apparente, grave interazione

Franco ha 82 anni.
È affetto da demenza di Alzheimer, manifestatasi ormai da più di 10 anni.
Viene amorevolmente seguito dal figlio e dalla anziana coniuge, finora senza problemi significativi.
Di recente però ha presentato episodi di agitazione e di aggressività, rifiutandosi di assumere l’abituale terapia. La moglie, temendo per la propria integrità fisica, decide di somministrare di nascosto, dato il rifiuto del marito ad assumere qualunque farmaco, aloperidolo 10mg/mL in gocce, sciogliendole nel the del pomeriggio.
L’idea le è venuta su suggerimento della vicina di casa, che adopera la stessa strategia per il figlio affetto da autismo.
Si fa dunque prestare una delle boccette della vicina e somministra il farmaco, iniziando con 10 gocce, che successivamente vengono aumentate a 20 data l’apparente scarsità di effetti.
Dopo qualche giorno di somministrazione, finalmente, Franco sembra più tranquillo.
Al termine della settimana, però, compaiono dei tremori incontrollabili associati a rigidità e ad impossibilità a camminare se non con estrema difficoltà.
Spaventata dalla situazione, la signora chiama a casa il medico di famiglia e confessa la somministrazione dell’antipsicotico.
Il medico guarda la terapia già in essere e pensa subito ad un’interazione tra farmaci.
Franco sta assumendo come terapia cronica anche dutasteride 0,5mg per ipertrofia prostatica; enalapril 20 mg per ipertensione arteriosa essenziale; paroxetina 20 mg per la sintomatologia depressiva associata alla malattia di Alzheimer.
Quale di questi farmaci viene individuato dal medico come responsabile dell’interazione?