Il controllo che fa la differenza

Ilaria ha 17 anni e frequenta l’ultimo anno di liceo.
Fin dall’adolescenza ha manifestato disturbi del comportamento alimentare, caratterizzati da fasi di restrizione calorica severa alternate a episodi bulimici.
Negli ultimi anni, in particolare dopo il periodo di isolamento dovuto alla pandemia di COVID-19, ha sviluppato un disturbo depressivo significativo.
Gli episodi di umore depresso e marcata instabilità emotiva l’hanno portata a rivolgersi a uno specialista in psichiatria, che ha diagnosticato un disturbo depressivo psicotico in comorbilità con un disturbo borderline di personalità.
Da allora Ilaria segue una terapia farmacologica con quetiapina 200 mg a rilascio prolungato al mattino, sertralina 50 mg al mattino e flurazepam 15 mg alla sera per favorire il sonno.
Considerata la giovane età e la complessità del quadro psichiatrico, il medico curante è sempre molto prudente nell’apportare modifiche alla terapia.
Negli ultimi giorni, dopo aver iniziato ad andare regolarmente in palestra, Ilaria accusa una lombalgia acuta, verificatasi probabilmente a causa del freddo invernale in combinazione con gli sforzi muscolari.
Si reca quindi dal medico di famiglia, che prescrive ketoprofene sale di lisina 320 mg in compresse, una volta al giorno, per alleviare la sintomatologia dolorosa.
Prima di convalidare la prescrizione, il medico inserisce la nuova terapia nel software di controllo delle interazioni farmacologiche.
Il sistema segnala un potenziale rischio di interazione tra il farmaco antinfiammatorio e uno dei medicinali già assunti dalla paziente. Quale interazione viene evidenziata?