Iniziativa azzardata

Ambrogio ha 61 anni.
È un importante dirigente d’azienda di una multinazionale.
Il lavoro lo sottopone a grandi responsabilità e, di conseguenza, a grandi stress.
La sua attività lo assorbe completamente e non gli rimane molto tempo per pensare alla propria salute.
Questo ha portato, negli anni, ad una serie di conseguenze.
Anche se da giovane era muscoloso, ora è ingrassato: pesa 100kg per un metro e 70 cm di altezza.
Inoltre, è un forte fumatore e assume una benzodiazepina, alprazolam da 0,50mg, alla sera, per riuscire a dormire.
Lo stress ha provocato anche una ipertensione lieve, trattata con ramipril, 2,5mg due volte al giorno, e una gastrite cronica, motivo per cui assume anche omeprazolo, 20mg al mattino.
Il mese scorso, come era prevedibile data la presenza di molteplici fattori di rischio cardiovascolari, Ambrogio presenta un forte ed improvviso dolore al petto.
Portato in ospedale, la diagnosi è chiara: infarto del miocardio.
Viene sottoposto a rivascolarizzazione percutanea (il famoso “stent”) e dimesso con prescrizione di doppio antiaggregante (cardioasprina e clopidogrel) e un beta bloccante, bisoprololo da 5mg.
Data la gastrolesività dei farmaci, viene prescritto anche un inibitore di pompa, pantoprazolo.
Tornato a casa, Ambrogio, resosi conto di avere ancora alcune confezioni di omeprazolo e che questo farmaco appartiene alla stessa categoria di pantoprazolo, decide di proseguire con la terapia “storica” che ha funzionato tanto bene in passato.
Pertanto, dopo 2 settimane, chiede al curante la riprescrizione di omeprazolo.
Al momento della preparazione della ricetta, però, si accende sul computer del medico un avviso: interazione rilevata! Che cosa è successo?