Interazioni invisibili, effetti evidenti

Carlo ha 88 anni e soffre di ipertensione arteriosa fin da giovane, motivo per cui assume tuttora amlodipina 10 mg alla sera.
Inoltre, all’età di 76 anni ha avuto un’ischemia miocardica, trattata con rivascolarizzazione percutanea.
Da allora segue una terapia cronica con bisoprololo 2,5 mg due volte al giorno e cardioaspirina una compressa dopo pranzo.
Dopo l’infarto, però, il cuore di Carlo non è più stato lo stesso.
Camminare per più di duecento metri gli risulta difficile: deve fermarsi per la “mancanza di respiro” che compare durante gli sforzi prolungati.
Negli anni, poi, si sono verificati episodi ricorrenti di scompenso cardiaco, dovuti all’accumulo di liquidi nei polmoni e negli arti inferiori.
Carlo se ne accorge facilmente: il respiro si fa corto e le caviglie si gonfiano, arrivando quasi a raddoppiare di volume.
In tali occasioni, il medico curante ha sempre prescritto furosemide in compresse, a dosaggi decrescenti fino alla risoluzione dell’episodio.
Con l’arrivo dell’estate, Carlo desidera tornare a una vita più attiva. Ne parla con la nipote, che lo accompagna durante le sue brevi passeggiate quotidiane.
Convinta che una corretta alimentazione sia parte integrante della salute, la nipote gli acquista succo di pompelmo, ricco di vitamine come quello d’arancia.
Dopo alcuni giorni, tuttavia, Carlo nota un nuovo gonfiore alle caviglie.
Temendo un altro episodio di scompenso, avverte anche una crescente difficoltà respiratoria e decide di recarsi al Pronto Soccorso.
Per fortuna, gli esami escludono uno scompenso cardiaco acuto: la dispnea viene attribuita all’agitazione, mentre l’edema perimalleolare risulta dovuto a un’interazione farmacologica.
Quale?