Collegare cervello e computer? In Cina e' possibile

La Cina sta accelerando nello sviluppo delle interfacce cervello-computer (Bci), una tecnologia che consente di collegare direttamente il cervello umano a dispositivi esterni.
Durante una conferenza a Pechino, l’azienda NeuCyber NeuroTech ha mostrato una scimmia in grado di controllare un braccio robotico tramite un impianto neurale, afferrando una fragola senza muovere le mani. L’esperimento, realizzato insieme all’Istituto cinese per la ricerca sul cervello, utilizza elettrodi impiantati nel tessuto cerebrale, e segna un passo importante per la Cina nel recuperare terreno rispetto agli Stati Uniti, leader storici in questo campo con aziende come Neuralink.
Finora, la Cina si era concentrata su versioni non invasive, cioè indossabili e senza interventi chirurgici, ma ora sta investendo anche sugli impianti più complessi a fini medici.
Tuttavia, il punto più delicato riguarda l’interesse dichiarato di Pechino verso applicazioni non cliniche, orientate al potenziamento cognitivo di individui sani. Le linee guida pubblicate dal Partito comunista nel 2024 prevedono esplicitamente l’esplorazione di usi “non terapeutici”, come il miglioramento della memoria, dell’attenzione e del sonno, o l’impiego di esoscheletri controllati dal cervello. Il documento specifica che tali ricerche devono garantire regolamentazioni severe e non compromettere l’autonomia decisionale umana, almeno fino a quando la tecnologia non sarà considerata superiore alle capacità naturali e accettata socialmente.
Anche negli Stati Uniti alcune aziende, come Emotiv e Neurable, hanno iniziato a vendere dispositivi commerciali per aumentare concentrazione e attenzione, mentre il Dipartimento della Difesa americano esplora possibili applicazioni militari, ad esempio nel controllo di droni.
Secondo Margaret Kosal, docente al Georgia Institute of Technology, esiste però una differenza fondamentale: negli USA la ricerca civile non è direttamente legata a quella militare, mentre in Cina sono esplicitamente integrati entrambi i settori. Pechino ha lanciato nel 2016 un grande programma sulle neuroscienze che, oltre a sviluppare cure per disturbi cerebrali, mira a replicare l’intelligenza umana e a connettere uomini e macchine. Questa convergenza di obiettivi commerciali e militari rende più probabile un’adozione precoce e su larga scala delle Bci in Cina, con possibili conseguenze geopolitiche.
Bibliometric Analysis of China’s Non-Therapeutic Brain-Computer Interface Research